Cambogia
L’aereo atterra sobbalzando sulla pista con una brusca frenata che lascia tutti dubbiosi sulle reali capacità del pilota. Sono arrivato in Cambogia: attero il 17 dicembre verso le 21; l’aereoporto, la dogana e il resto sembrano più contenuti rispetto agli aeroporti immensi di Bangkok e Sydney. In pochi minuti ho consegnato la mia visa in dogana (fatta on-line), saltando tutta la fila di chi ha preferito scegliere di fare il visto in aeroporto. Dopo aver preso il mio bagaglio saluto la bellissima cambogiana che ha preso il volo dalla Thailandia per tornare a casa. All’uscita cerco un Tuk Tuc (moto con carretto) e raggiungo l’ostello in centro città. Vedo quelle strade che mi ricordano la Cina, dissestate, con gente fuori dai propri negozi inginocchiata a guardare il traffico, riunita a giocare o a bere in qualche locale affacciato sulla strada.
Quegli odori inconfondibili di spezie e cibo così lontani dai nostri che ti catapultano in Asia, alla stessa velocità di come l’autista sgomma tra una macchina e l’altra per farsi spazio nel traffico serale. Sono stanco e ho fame, ma non ho voglia di andare a cercare nessun posto dove mangiare. Accolto dalla ragazza dell’ostello confermo 2 notti e mi faccio dare le chiavi, entro in camera e mi butto sul letto. Il ventilatore va al massimo e smuove quell’aria calda regalandoti una temporanea e piacevole sensazione di fresco. Mi lascio ai pensieri sul viaggio e a cosa farò il giorno dopo.
Vedo le prime luci dell’Alba che avvolgono Phnom Pehn. Inizia un nuovo giorno. Mi alzo più assonnato di ieri. Ho dormito poche ore, ma non riesco a stare più sdraiato sul letto. Non mi riconosco più allo specchio, una barba folta e capelli lunghi che non vedevo così da anni, mi danno un’immagine ben diversa a quella che ero abituato a vedere mesi fa in Cina, dove la mia testa era completamente rasata. Ormai l’Australia è un ricordo, è icominciato un nuovo viaggio, una nuova avventura. Prima però ho bisogno di qualcosa da mangiare per iniziare la giornata.
Mi preparo ed esco per percorrere le strade tranquille di Phonom Penh in cerca di qualche posto dove poter fare la mia prima colazione. Nel cammino incrocio solo qualche monaco che cammina verso qualche meta sconosciuta. Pian piano il traffico aumenta, tutto si risveglia nella frenesia di una delle tante caotiche città Asiatiche. Mi fermo in un posticino appartato e osservo.



dicembre 20th, 2009 at 07:28
Fratello mio!Sono orgoglioso di te e di tutte queste bellissime esperienze vissute. Portami dovunque nel tuo cuore e fammi vivere insieme a te tutti questi odori,colori,suoni e tanto altro ancora..Ti voglio bene amico mio.
Un grande abbraccio.
dicembre 23rd, 2009 at 21:08
Grazie, sempre nel cuore fratello. un forte abbraccio