25 dic 2009

Verso l’accademia di Bokator

By thewayofthewarrior

Mercato Phnom Penh-Cambogia

Appena messo piede fuori dalla Guesthouse un motociclista mi chiede se ho bisogno di un passaggio. Annuisco e gli indico una serie di numeri e nomi che ci avrebbero dovuto portare al’accademia di Bokator. A una prima occhiata domanda: Bokator? cos’è il Bokator? ”E’ la vostra arte marziale” – replico, ormai non più stupito nel constatare di come la maggior parte dei cambogiani siano inconsapevoli dell’esistenza del Bokator. Dopo aver chiesto aiuto ad altri motociclisti, ci avviamo in moto andando a zig zag nel traffico quasi cercando ogni modo per incidentarci creativamente. Credevo di aver visto gli autisti più spericolati in Cina…ma mi sbagliavo! Le precedenze e i semafori non hanno motivo di esistere in Cambogia e tutto è dettato dai riflessi di chi guida e dalle sonore strombazzate di clacson. Arriviamo vicino a un mercato, pago il taxista 1 dollaro e mi avvio, ma vengo subito fermato da quest’ultimo che mi chiede se può venire con me, per potermi dare una mano e poter così riaccompagnarmi. Accetto volentieri e subito Lili’, il nome del taxista, si fa strada tra la folla del mercato, girandosi di continuo e, sfoggiando un modesto inglese, mi chiede da dove arrivo e come mai sono interessato al Bokator.

Il mercato è un qualcosa di bene lontano dai nostri. Capisci di essere arrivato nella zona adibita alla vendita di carne e pesce per gli odori forti che possono farti storcere il naso di continuo. Le mosche si contendono tutto quello che c’è alla vista e galline impaurite legate al suolo sembrano già intuire il loro destino, mentre vicino a loro una signora con una mannaia taglia a colpi sicuri il pollame appena macellato. Pesci del fiume pescati in mattinata si dimenano sul suolo e donne attente, munite di semplici attrezzi, squamano il pescato con gesti meccanici.

Davanti a ogni bancarella c’è una ressa di gente e la via del mercato è quasi intasata da una grande folla. Lilì si gira per assicurarsi che abbia il mio portafoglio davanti e sotto occhio, e prima di uscire da questo posto tanto diverso e unico ci fermiamo a comprare 2 manghi. Troviamo l’Accademia, il maestro non c’è e ad accogliermi c’è una gentilissima ragazza e tre studenti. Sono felici di sapere di come sia a conoscenza di questa arte marziale, ancora di più di sapere delle mie intenzioni di praticarla. Mi chiedono se posso tornare più tardi per incontrare il Maestro. Ci organizziamo e ci diamo appuntamento in serata.

Guarda il video del mercato su youtube


20 dic 2009

Cambogia

By thewayofthewarrior

CambodiaL’aereo atterra sobbalzando sulla pista con una brusca frenata che lascia tutti dubbiosi sulle reali capacità del pilota. Sono arrivato in Cambogia: attero il 17 dicembre verso le 21; l’aereoporto, la dogana e il resto sembrano più contenuti rispetto agli aeroporti immensi di Bangkok e Sydney. In pochi minuti ho consegnato la mia visa in dogana (fatta on-line), saltando tutta la fila di chi ha preferito scegliere di fare il visto in aeroporto. Dopo aver preso il mio bagaglio saluto la bellissima cambogiana che ha preso il volo dalla Thailandia per tornare a casa. All’uscita cerco un Tuk Tuc (moto con carretto) e raggiungo l’ostello in centro città. Vedo quelle strade che mi ricordano la Cina, dissestate, con gente fuori dai propri negozi inginocchiata a guardare il traffico, riunita a giocare o a bere in qualche locale affacciato sulla strada.
Quegli odori inconfondibili di spezie e cibo così lontani dai nostri che ti catapultano in Asia, alla stessa velocità di come l’autista sgomma tra una macchina e l’altra per farsi spazio nel traffico serale. Sono stanco e ho fame, ma non ho voglia di andare a cercare nessun posto dove mangiare. Accolto dalla ragazza dell’ostello confermo 2 notti e mi faccio dare le chiavi, entro in camera e mi butto sul letto. Il ventilatore va al massimo e smuove quell’aria calda regalandoti una temporanea e piacevole sensazione di fresco. Mi lascio ai pensieri sul  viaggio e a cosa farò il giorno dopo.

Vedo le prime luci dell’Alba che avvolgono Phnom Pehn. Inizia un nuovo giorno. Mi alzo più assonnato di ieri. Ho dormito poche ore, ma non riesco a stare più sdraiato sul letto. Non mi riconosco più allo specchio, una barba folta e capelli lunghi che non vedevo così da anni, mi danno  un’immagine ben diversa a quella che ero abituato a vedere mesi fa in Cina, dove la mia testa era completamente rasata. Ormai l’Australia è un ricordo, è icominciato un nuovo viaggio, una nuova avventura. Prima però ho bisogno di qualcosa da mangiare per iniziare la giornata.
Mi preparo ed esco per percorrere le strade tranquille di Phonom Penh in cerca di qualche posto dove poter fare la mia prima colazione. Nel cammino incrocio solo qualche monaco che cammina verso qualche meta sconosciuta. Pian piano il traffico aumenta, tutto si risveglia nella frenesia di una delle tante caotiche città Asiatiche. Mi fermo in un posticino appartato e osservo.